martedì 07 ottobre 2008 altro pag. 28
«Volevano i miei campi
ma non li ho venduti
Sparito mezzo monte»
Il cementificio ha sfruttato terreni acquistati da privati. Ma non tutti
hanno voluto vendere. Tiziano Faccioli è uno di questi. Nel suo rifiuto
c’entra anche il ricordo del fratello, il partigiano Federico Faccioli,
ucciso dai tedeschi proprio il 25 aprile 45, il giorno della
Liberazione. I luoghi trasformati in miniera a cielo aperto erano quelli
dove i due fratelli giocavano, da ragazzini. «Hanno rovinato tutto»,
dice Tiziano Faccioli. «Era così bello qui attorno, era una valle
bellissima quella dei Progni, c’erano manufatti antichi, ricordo una
grande giassara... E soprattutto c’era una risorgiva con l’acqua
purissima, così limpida e leggera. Lì pascolavano le mucche».
RACCONTA Faccioli, 82 anni, in una pausa dalla vendemmia sui suoi campi
nel Monte Santoccio, che negò al cementificio: «Erano venuti a fare gli
assaggi della marna. Ce n’era tanta e di buona qualità, infatti quelli
della Cementi Verona cominciarono a comprare i terreni, offrendo
parecchi soldi. Tutti hanno venduto qui attorno. Il Comune si
interessava perché vendessimo i terreni, per favorire l’impianto del
cementificio. Intanto chiesero l’autorizzazione a scavare e nel progetto
c’era anche il Monte Santoccio. Io ero presidente dei coltivatori
diretti di Fumane, inoltre ero rappresentante presso la Camera di
commercio e uno dei fondatori dell’associazione olivicoltori. Mi sono
dato da fare e la gente aveva fiducia in me. Al momento del voto in
Consiglio comunale, e c’era anche mio figlio Federico tra i consiglieri
comunali, è stata negata l’autorizzazione. Ma la Cementi Verona aveva
già comprato i terreni. Io allora ho fatto valere i miei diritti di
prelazione e loro si sono dovuti fermare. Hanno portato via quasi mezzo
monte Santoccio, hanno scavato moltissimo. Mi hanno offerto molti soldi
perché io mi convincessi a vendere. Ma io ho detto chiaro e tondo che
non vendo». G.G.