martedì 07 ottobre 2008 altro pag. 28
PROFETI. Già negli anni Sessanta i primi interventi sulla stampa
Gazzola tuona
e Silvestri
saetta, invano
Del cementificio di Fumane, fin dall’annuncio del progetto, scrisse
sull’Arena Giuseppe Silvestri, il giornalista veronese autore di Albergo
agli Scalzi, memorie della Resistenza, e inascoltato difensore del
paesaggio. Silvestri era nato a Valgatara. Conosceva bene il territorio.
Silvestri scriveva — e allora era una predizione, non una constatazione,
come dovrebbe essere evidente oggi — che il futuro della Valpolicella è
nella viticoltura e nella tutela del suo paesaggio.
Dalle colonne dell’Arena Silvestri inizia ad affrontare il caso sin dal
1961, prima ancora che lo stabilimento nella Valle dei Progni venisse
realizzato. Le colline che presto spariranno sono ancora coperte da
vegetazione selvaggia, con casolari, sorgenti, sentieri, manufatti
secolari dell’uomo. Il 31 dicembre 1961, quando ancora lo stabilimento
non è costruito, Silvestri invita: «Il problema sia risolto secondo i
reali interessi della zona, con cautele tali da evitare che, accanto ai
vantaggi sperati, ne venga danno alle attività tradizionali e alle
possibilità turistiche». Valutare pro e contro, insomma. «Questo
bilancio va fatto prima e non dopo la costruzione dello stabilimento;
perché una volta che questo sia realizzato ed entrato in funzione, i
rimedi sarebbero impossibili. Nell’interesse stesso del paese si
ottengano dai costruttori dello stabilimento le più serie garanzie circa
la tutela delle attività agricole e dei valori ambientali e paesistici
della suggestiva e ridente vallata». Silvestri suggerisce, inascoltato,
che «è necessario sentire degli esperti estranei e non interessati alla
faccenda».
Nello stesso articolo il giornalista sottolinea l’impatto di un
eventuale impianto sulla viticoltura, raccomandando comunque «filtri per
evitare la dispersione delle polveri in tutto il paese e anche lontano a
causa dei venti». Ma quello che interessa soprattutto a Silvestri,
autore di un testo che è rimasto pietra miliare, La Valpolicella, è il
paesaggio. In un altro articolo degli stessi anni, trattando di zone
industriali e cemento che invade la vallata, scrive: «Gli amministratori
dimenticano che il successo di iniziative di tal genere è effimero,
perché legato a quel fenomeno che si chiama miracolo economico, che
potrebbe finire presto. Il vino di Valpolicella invece lo si beve da
2000 anni e più e si continuerà sempre a berlo. Ma evidentemente c’è chi
pensa che lo si possa produrre anche senza l’uva di Valpolicella, se si
sacrificano ottimi vigneti alla speculazione edilizia e industriale».
Sulla sconsiderata edilizia in Valpolicella, già nell’ottobre 1965
Silvestri osserva che «l’intensa attività costruttiva non ha avuto
nessun criterio urbanistico. Mancanza di fantasia negli edifici nati in
serie come da uno stampo, estranei all’ambiente. E soprattutto il
vincolo paesistico, quasi ignorato dai Comuni, è rimasto lettera morta
anche per gli organi di tutela».
GAZZOLA Già, gli organi di tutela. Di fronte all’insediarsi del
cementificio sembrano impotenti; all’allargarsi degli scavi, cercano di
evitare il peggio. Una voce chiara è quella del soprintendente ai
monumenti Pietro Gazzola, impegnato a salvare le colline dalla
speculazione edilizia e preoccupatissimo anche per la Valpolicella. Nel
1972 Gazzola prende posizione con una raffica di raccomandate contro gli
scavi in area «di non comune bellezza, di importante interesse
panoramico». In un telegramma del 4 luglio 1972 al Comune di Marano
avvisa che «questa Soprintendenza non concede nulla osta all’apertura di
cave in località Monte Noroni, zona vincolata dalla legge 29 giugno
1939, numero 1497». Segue una raccomandata indirizzata alla prefettura,
in cui rende noto che «dovrà opporsi a qualsiasi modificazione
ambientale della zona, venuto a conoscenza che una vasta superficie tra
Marano e Fumane è stata acquistata dalla ditta spa Cementi Verona per
ottenere la concessione alla estrazione di marna da cemento». Con altra
raccomandata del 20 luglio 1972 Gazzola sollecita l’amministrazione di
Marano a dotarsi di uno strumento urbanistico, che regolamenti le
attività locali. «Questo ufficio», scriveva Gazzola, «ritiene di non
poter ulteriormente esaminare i vari progetti presentati se non
nell’ambito di una visione generale del territorio del Comune, in
maniera che restino preservate le zone di maggior bellezza». G.G.