Alessandro A.
Al sindaco del Comune di Marano di Valpolicella
Ing. Simone Venturini
Egregio sindaco,
una bellissima giornata di sole, i volti, gli
sguardi e le parole di tanta gente, il sentiero nel bosco con i
profumi dell’autunno che viene, le meravigliose contrade di Marezzane,
gli affreschi di Celestino Dal Barco, il “pittore dagli occhi chiusi”,
le marogne, i terrazzamenti, i vigneti, la croce di pietra, ricavata
da un’unica lastra, posta sull’itinerario delle antiche rogazioni, il
mistero dei covoli di Marano mi hanno regalato oggi felicità e stupore
durante la splendida marcia organizzata da Valpolicella 2000, a cui ho
partecipato con emozione e convinzione.
La lettura della lettera che lei ha spedito ad
alcuni amici del Comune di Marano di Valpolicella (scusi se mi
permetto, ma lei è sindaco soltanto degli amici?) e agli organi di
stampa, sono bastate, questa sera, a riempirmi di amarezza.
Non ritengo di avere le informazioni necessarie per
argomentare con lei sulle questioni ambientali legate alla decennale
opera di scavo nella Valle dei Progni. A questo ci penseranno gli
amici di Valpolicella 2000 che da anni producono seri e puntuali
documenti a sostegno di un impegno per la Valpolicella che condivido
in pieno. Se avrò il piacere di incontrarla parleremo invece, se lei
crede, del senso e dei risvolti di queste “marce”. Magari lei mi
spiegherà qualcosa delle marce militari essendo io stato, a suo tempo,
obbiettore di coscienza. Non mi sento infine di possedere sufficienti
cognizioni filosofiche e teologiche per contraddire le sue citazioni
circa il rapporto tra l’Uomo e la Natura. Mi permetterò soltanto di
citarle un prete montanaro, don Alberto Benedetti, che della Lessinia
e di San Tommaso sapeva molto più di me, quando esortava i montanari a
non vendere e a non prestare il terreno senza necessità, perché in
questo modo si uccide un essere vivente e si lavora alla distruzione
di tutti i viventi.
Quello che sento il bisogno di esprimerle è lo
sconforto di chi, a Velo Veronese, ha vissuto in prima persona ciò che
sta accadendo a Marano e che mi fa sentire molto vicino ai coraggiosi
suoi compaesani che hanno partecipato alla marcia. Della sua lettera
ciò che ritengo più grave, e che fa male al suo paese, è il sentimento
di discordia, di pregiudizio e di maldicenza che lei, nel suo ruolo di
sindaco, semina tra i suoi concittadini, facendosi avvocato difensore
di altri che si guardano bene dal parlare.
Meglio avrebbe fatto a salire lassù, a Marezzane, a
camminare con noi, a sentire le voci di chi non la pensa come lei e a
meditare, per esempio, sul fatto che quei ripristini che lei definisce
un unicum di straordinario interesse sono invece un’enorme
carie che distrugge proprio, per citare ancora la sua lettera, l’opera
sapiente dell’uomo: i terrazzamenti, i vigneti, le marogne…™.
Confido nella Lessinia, di cui la Valpolicella è il
polmone verde che si apre alla pianura, perché» si salvi dall’opera
dell’Uomo. Perché» salvi se stessa e noi che ci viviamo.
Un cordiale saluto.
Velo Veronese, 8 ottobre 2006