Le Farfalle
non amano il cemento
RISPOSTA ALLA LETTERA DEL DIRETTORE
DEL CEMENTIFICIO DI FUMANE

(tratto da L'Altro Giornale  30/11/2009)

 

   

Ho letto attentamente la sua lettera del 5 u.s. e il pieghevole allegato, nel quale Cementi Rossi celebra sé stessa e i suoi programmi
Mi vedo costretto a rettificare alcuni "dati oggettivi" e alcuni "fatti oggettivi".
Il nuovo impianto in progetto non ridurrà le emissioni di ossido di azoto, rispetto a quello attuale. Infatti nel progetto di ammodernamento a pag.39 si è attribuita erroneamente alle emissioni dei due forni, attualmente in esercizio, la concentrazione limite di 1650 mg/m3 di ossido di azoto, invece di 1200 mg/m3 prevista nella Determinazione Dirigenziale della Provincia di Verona n.6859/06 del 11/12/06. Inserendo il dato corretto le quantità annue diventano eguali nei due casi, cioè 2527 tonnellate.
Le emissioni di polveri richiedono un ragionamento più articolato.
Fumane è gravemente inquinata dalle polveri, in particolare dalle PM10.  Ogni anno viene largamente superato il numero dei giorni che la legge concede per il superamento di 50 μg/m3.
Come si desume dalla relazione presentata dall'ARPAV nel giugno 2008 il cementificio è la fonte prevalente delle polveri che inquinano l'abitato di Fumane. I dati e le analisi riguardano il triennio 2004-2007, ma, poiché la situazione non è cambiata, essi sono verosimilmente validi anche oggi.
ARPAV ha valutato un'emissione annua di 111 tonnellate di polveri totali, pari a 333 Kg al giorno per i 333 giorni di attività dell'attuale impianto. La vostra documentazione prevede per il nuovo impianto una emissione annua di 99 tonnellate di polveri totali, pari a 307 Kg. al giorno per i 322 giorni di attività. Dunque la riduzione di emissione di polveri totali prevista per il nuovo impianto in progetto, rispetto all'attuale, è circa dello 8% per ogni giorno di attività.
La medesima riduzione si verificherà nelle PM10 emesse dal nuovo impianto in progetto rispetto all'attuale, e sarà parzialmente vanificata dalle emissioni del concomitante aumento del traffico di mezzi pesanti. Stiamo, cioè, parlando di una riduzione di inquinamento minima e da verificare, a fronte della situazione dell'aria di Fumane, molto allarmante. Quanto ai consumi di energia, i vostri documenti prevedono un incremento dello 1% nel consumo di energia termica totale e dello 0,1% dell'energia elettrica totale: aumenti minimi,ma di segno opposto a quelli indicati nel pieghevole.
Al cittadino di Fumane non interessa la riduzione dei consumi per tonnellata di clinker (che interessa solo agli azionisti di Cementi Rossi), ma piuttosto il consumo delle risorse globali. Sotto quest'ultimo aspetto l'unico dato positivo per gli abitanti riguarda la  prevista riduzione del consumo idrico.
Veniamo ai "fatti oggettivi". Il nuovo impianto in progetto avrà la possibilità tecnologica di usare come combustibile una grande varietà di rifiuti industriali e civili in alternativa ai combustibili tradizionali.
"Le principali tipologie di combustibili alternativi utilizzati nei forni da cemento in Europa e USA sono rappresentati da oli esausti ed emulsioni oleose, solventi organici, pitture, vernici,colle e similari,CDR (combustibile derivato da rifiuti), plastiche e resine non clorurate, pneumatici, gomme, farine animali…"
Ho citato un passo della relazione inviata al Comune di Fumane dal responsabile dell'ARPA di Piacenza nel 2008.
L'azienda oggi non ha l'autorizzazione a utilizzare combustibili alternativi,ma crearsi una possibilità vuol dire prima o poi sfruttarla, sarà sufficiente un' emergenza nazionale sul fronte dei rifiuti (è già accaduto in passato con le farine animali di cui nel cementificio di Fumane sono stati inceneriti ingenti quantitativi); senza contare la costante necessità dell'azienda di contenere i costi di produzione del cemento. Utilizzare combustibili alternativi significa realizzare enormi risparmi, anzi ancor più significa avere ingenti introiti al posto di ingenti spese: in altri termini un affare colossale. Ciò che oggi non è possibile per mancanza di autorizzazioni potrà esserlo domani, perché gli azionisti di Cementi Rossi, saranno aperti al dialogo e anche trasparenti, ma non sono certamente sprovveduti e utilizzeranno tutto il loro potere per salvaguardare i loro utili e anzi per realizzarne di maggiori, in altri termini, non rinunceranno a fare il loro mestiere.
Certamente il progettato nuovo impianto non sarà un inceneritore, ma potrà essere un coinceneritore: "un impianto la cui funzione principale consiste nella produzione di energia o di , materiali, che utilizza regolarmente o in via aggiuntiva rifiuti come combustibili, in cui i rifiuti sono sottoposti a un trattamento termico a fini di smaltimento."
Ho citato una definizione contenuta in una norma della Comunità Europea. Dunque il nuovo impianto in progetto avrà la possibilità di incenerire rifiuti. Le farfalle staranno sempre più lontane dal cemento! (Anche adesso non se ne vedono molte.)
Il cementificio di Fumane sta già utilizzando rifiuti industriali (quelli che nel pieghevole sono diplomaticamente chiamati "scarti"), nel processo di produzione, in sostituzione di materie prime naturali. Essi sono costituiti per lo più da ceneri pesanti, che, in sostituzione della marna, vengono portate a 1400 °C e partecipano alla formazione del clinker.
Le ceneri pesanti sono ciò che rimane dopo l'incenerimento dei rifiuti civili: qualcuno le ha felicemente definite "il rifiuto dei rifiuti".
A proposito di "attenzione al territorio e all'ambiente", e "all'eccellenza nelle opere di ripristino ambientale" non voglio entrare nel merito del progetto della demolizione della collina di Marezzane, nel Parco Naturale Regionale della Lessinia, con la costruzione di una strada di accesso al cantiere larga 16 metri,che, se realizzato, sarebbe rovinoso per il territorio, l'ambiente e il paesaggio della bellissima Valle dei Progni.
La fondazione di un cementificio a Fumane ha contribuito a risolvere un problema sociale 50 anni fa, quando la situazione socio-economica di Fumane e della Valpolicella erano ben diverse da oggi.
Oggi la Valpolicella è diventata famosa nel mondo grazie al suo prodotto di eccellenza, il vino. Con il vino non si vendono solo sapori o profumi, ma si vende un'immagine: le ville storiche e le pievi romaniche di inimitabile bellezza, i paesaggi stupendi di boschi e oliveti, la terra impreziosita dal vicino lago di Garda e dai monti che la coronano. E' stata avviata la strada del vino, si sta avviando un turismo di buon livello.
Questo è il presente e il futuro della Valpolicella! La rifondazione oggi del cementificio nell'abitato di Fumane, nel cuore della Valpolicella classica, con nuove mastodontiche strutture industriali, che deturperanno irrimediabilmente il paesaggio, con un imponente flusso di automezzi industriali che attraverseranno ogni giorno l'abitato, con un inevitabile inquinamento dell'ambiente circostante, conferiranno al paese l'immagine di un polo industriale lontana le mille miglia dall'immagine per cui è rinomato e vagheggiato nel mondo.
Oggi questa rifondazione è incompatibile con gli interessi profondi attuali e futuri della Valpolicella e potrebbe determinarne la rovina irrimediabile, con perdita di innumerevoli posti di lavoro. Se Cementi Rossi è attenta e sensibile ai problemi del territorio, allora deve per prima capire che è necessario programmare in luogo più consono la costruzione dei nuovi impianti.
Del resto non mi sembra saggio né conveniente per Cementi Rossi insistere nel voler realizzare progetti che la porterebbero a collidere con gli interessi di molta parte della popolazione e degli altri operatori economici della Valpolicella, e quindi a lavorare in un ambiente ostile.
Quanto all'esistente cementificio, nel 2025 scadrà la concessione mineraria che permette a Cementi Rossi di estrarre la marna che lo alimenta: mi sembrerebbe ragionevole programmarne la dismissione entro tale data, limitandone nel frattempo le emissioni (soprattutto quella delle polveri).
Ci sarà tutto il tempo, direi non meno di un decennio, per risolvere con calma e lungimiranza i problemi della proprietà e di coloro che oggi lavorano per il cementificio di Fumane.Ci sarà allora anche tutto il tempo per unire le energie di tutti gli uomini di buon senso, che amano questo paese, per studiare una riconversione dell'area del cementificio in un'attività che, pur essendo remunerativa, preservi la salute e il benessere di tutti i cittadini della Valpolicella e sia in assoluta armonia con questa terra straordinaria e irripetibile
 

Ing. Maurizio Chierighini
Fumane